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Ultimo aggiornamento: Wed, 08 Feb 2012 20:30:55 +0100
TUMORI: IN POST-MENOPAUSA RISCHIO DI MORTE ALTO PER CANCRO A SENO
Londra, 7 feb. - Tra le donne in post-menopausa con cancro al seno, l'aumento dell'eta' e' stato associato a un piu' alto rischio di morte, secondo uno studio dell'Universita' di Leiden, nei Paesi Bassi, pubblicato su Jama. L'indagine ha coinvolto 9.766 pazienti arruolate tra gennaio 2001 e gennaio 2006. Il test classificava l'eta' della diagnosi in tre categorie: meno di 65 anni (5.349 pazienti), da 65 a 74 anni (3.060 pazienti), 75 anni o piu' anziane (1.357 pazienti). Il totale di decessi rilevato al termine dell'indagine e' stato di 1.043. Il numero di morti e' stato 391 (7,3 per cento) tra le pazienti di eta' inferiore ai 65 anni, 341 (11,2 per cento) tra le pazienti di eta' compresa tra i 65 e i 74 anni, e 311 (22,9 per cento) tra le intervistate di 75 anni o piu' anziane. L'incidenza cumulativa di morte per cancro al seno e' risultata aumentata del 5,7 per cento (meno 65 anni), del 6,3 per cento (65 - 74 anni) e dell'8,3 per cento (75 anni o piu'). L'aumento dell'eta' e' stato associato a un minor numero di decessi per cancro al seno anche in proporzione alla morte avvenuta per cause differenti (meno di 65 anni, il 77,5 per cento; 65-74 anni, 56,3 per cento; 75 anni o piu' anziani, 36,3 per cento). I dati sottolineano la necessita' di sviluppare trattamenti specifici sull'eta' delle pazienti con cancro alla mammella.
STAMINALI: ITALIANI IDENTIFICANO CELLULE RIGENERAZIONE CARDIACA
Roma, 7 feb. - Uno studio italiano in collaborazione tra l'Istituto di biologia cellulare e neurobiologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Ibcn-Cnr) di Roma e l'Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico MultiMedica di Milano apre nuove prospettive nel panorama delle terapie cellulari, dimostrando per la prima volta che i cardiomiociti - le cellule del cuore - possono essere una fonte di cellule staminali con caratteristiche 'differenziative' vantaggiose rispetto ad altre staminali. La ricerca, condotta dai ricercatori Roberto Rizzi e Claudia Bearzi, e' stata pubblicata sulla rivista Cell Death and Differentiation. I cardiomiociti hanno capacita' proliferative minime se non assenti e cio' significa che a seguito di danno ischemico cardiaco, come per esempio nell'infarto, si crea una cicatrice riducendo la capacita' funzionale del cuore, situazione nota come scompenso cardiaco , spiega Roberto Rizzi. Il nostro lavoro ha dimostrato che, attraverso l'introduzione di geni fetali all'interno del genoma di cardiomiociti post-natali, e' possibile ricondurre queste cellule gia' differenziate a uno stato embrionale. Una volta ottenute le staminali dai cardiomiciti, queste sono state indotte a differenziare nuovamente in cellule cardiache battenti. La ricerca ha messo in evidenza che le cellule multipotenti indotte ottenute dai cardiomiociti hanno una capacita' maggiore di ridiventare nuovamente cellule cardiache contrattili, rispetto ad altre cellule staminali, e ne ha definito le basi molecolari stabilendo che questa 'memoria' dipende da pochi geni . Grazie a questa ricerca, si apre la possibilita' di utilizzare i cardiomiociti come cellule staminali cardiache, passando per lo stadio embrionale. Grazie alle loro capacita' differenziative, queste cellule potranno essere utilizzate per la riparazione del miocardio danneggiato , prosegue Claudia Bearzi. La capacita' di generare qualsiasi tipo di tessuto e' esclusiva delle cellule staminali embrionali ma e' noto che restrizioni etiche limitano l'utilizzo delle stesse. Nel 2006, un ricercatore giapponese, Shinya Yamanaka, ha dimostrato la possibilita' di riportare cellule neonatali e adulte, quindi gia' differenziate, a una condizione di 'staminalita'', con la capacita' di generare tessuti pari a quella delle cellule staminali embrionali con l'introduzione di pochi geni fetali. Queste staminali ottenute da cellule mature erano state definite multipotenti indotte . Gli autori della ricerca sono rientrati in Italia dopo un lungo periodo lavorativo negli Stati Uniti d'America presso la Harvard Medical School. La ricerca e' stata finanziata dal ministero della Salute nell'ambito del programma 'giovani ricercatori' ed e' supportata da collaborazioni con altre istituzioni italiane, tra cui le Universita' di Torino, di Milano Bicocca e Vita e Salute San Raffaele di Milano .
SESSO: INFERTILITA' MASCHILE, IN CRESCITA INFEZIONI BATTERICHE
Roma, 7 feb. - Le infezioni batteriche sono sempre piu' causa di problemi di infertilita' maschile. Spesso senza sintomi, vengono scoperte solamente in occasione di un desiderio di paternita' che stenta a concretizzarsi. Sono sempre piu' i casi di uomini con problemi di infertilita' dettati da infezioni , spiega Manuel Pensis, referente del laboratorio di andrologia di ProCrea, centro di Medicina della Riproduzione di Lugano (Svizzera). In particolare, registriamo un aumento di pazienti con HPV, E.coli e Clamidia: infezioni che sono asintomatiche, ma che possono provocare infertilita' o comunque danneggiare la qualita' del liquido spermatico . Le capacita' riproduttive nell'uomo sono in calo: negli ultimi due decenni e' stata riscontrata un diminuzione della quantita' media degli spermatozoi prodotti con anche un significativo calo della motilita'. Continua Pensis: Quantita' e motilita' sono anche tra i due indicatori piu' importanti che possono dare delle informazioni utili sulle capacita' riproduttive in un uomo. Andando a danneggiarne una, oppure entrambe, ci troviamo davanti a una condizione di infertilita' maschile . Decisamente in aumento sono i casi di uomini nei quali e' stato diagnosticato il papillomavirus senza che gli stessi ne fossero a conoscenza. Oltre al rischio di provocare il cancro alla propria partner, l'HPV nel liquido seminale puo' da un lato diminuire la fertilita': sull'apparato riproduttivo maschile questo virus puo' provocare l'astenozoospermia, ovvero ridotta o assente motilita' degli spermatozoi che e' una frequente causa di infertilita' nell'uomo . Prosegue il responsabile del laboratorio: Per quanto molto diffuso, il batterio E.coli rappresenta a sua volta un rischio per la fertilita' dell'uomo: se arriva all'apparato genitale, puo' influire sulla qualita' del liquido spermatico, quindi influire sul grado di fertilita' . Anche la clamidia e' una infezione asintomatica che, se non curata, puo' portare all'infertilita' nell'uomo. Riscontrata in misura minore rappresenta pero' sempre un elemento che influisce negativamente sulle capacita' fertili di un uomo , osserva Pensis. Conclude Michael Jemec, specialista in Medicina della Riproduzione del centro ProCrea: Il problema maggiore e' quello della mancata prevenzione. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanita' il 30% dei nuovi casi di malattie sessualmente trasmissibili riguarda persone al di sotto dei 25 anni. Occorre puntare sempre piu' sulla prevenzione: se da una parte registriamo una maggior sensibilita' dei medici di famiglia e dei ginecologi nei confronti della salute riproduttiva maschile, troppo spesso gli uomini si sottopongono a controlli ancora tardi .
EPILESSIA: CHIRURGIA MIGLIORA LA QUALITA' DELLA VITA
Washington, 7 feb. - Un nuovo studio della Washington University School of Medicine mostra come la chirurgia applicata per l'epilessia migliora la capacita' di controllo delle crisi. Al termine della ricerca, estesa su un arco temporale di 26 anni, i ricercatori hanno infatti rilevato una netta riduzione delle convulsioni - eliminate nel 48 per cento dei pazienti - insieme a un considerevole aumento della qualita' di vita. I risultati di questo studio sono ora disponibili su ''Epilepsia'' rivista della International League Against Epilepsy (ILAE). Si tratta di una ricerca importante se si considera che, secondo un rapporto del 2001 dell'Organizzazione Mondiale della Sanita' (OMS), piu' di 50 milioni di individui nel mondo soffrono di convulsioni causate da epilessia. I ricercatori hanno analizzato i dati raccolti monitorando la vita di 361 pazienti sottoposti a chirurgia dell'epilessia tra il 1967 e il 1990: l'80 per cento ha riportato un miglioramento della qualita' della vita complessiva rispetto agli standard pre-operatori. Precedenti studi hanno dimostrato anche che oltre il 30 per cento dei pazienti risulta refrattario alla terapia farmacologica. ''Nei casi in cui la terapia medica non riesce a controllare le crisi, la chirurgia dell'epilessia e' un'opzione di trattamento sicura ed efficace'', spiega Matthew Smyth autore dell'indagine e studioso della Washington University School of Medicine nonostante il successo della chirurgia rispetto ai farmaci, il ricorso agli interventi resta sottoutilizzato''.
Medicina:sensibilita'a glutine colpisce 6% popolazione mondo E' patologia diversa da celiachia e all
MILANO, 7 FEB - La sensibilita' al glutine e' una patologia a se' stante, diversa dai disturbi glutine correlati, come l'allergia al frumento e la celiachia. A stabilirlo e' stato il pool di 15 esperti provenienti da 7 paesi che hanno partecipato ad una Consensus Conference a Londra. La sensibilita' al glutine ha una prevalenza del 6% nella popolazione mondiale, ed e' una delle patologie piu' comuni oggi. ''Con la sensibilita' al glutine, siamo allo stesso punto di svolta affrontato con la celiachia 20 anni fa - spiega Alessio Fasano, direttore del University of Maryland Center for Celiac Research di Baltimora - Stiamo iniziando a comprendere come la sensibilita' al glutine agisca sugli individui e, anche se dobbiamo ancora indagare i suoi meccanismi molecolari, sappiamo con certezza che la sensibilita' al glutine e' una condizione diversa alla celiachia''. La sensibilita' al glutine e' una reazione alla gliadina, una proteina presente nel frumento, e ad altre proteine simili che si trovano nella segale e nell'orzo. Una condizione che non sembra comportare una risposta autoimmune o il danno corrispondente al piccolo intestino come nella celiachia. ''Per la prima volta - aggiunge Carlo Catassi, condirettore del Cfcr - abbiamo individuato un'accurata procedura diagnostica per la sensibilita' al glutine. Per una corretta diagnosi e' necessario escludere la celiachia e l'allergia al frumento con test appropriati. I sintomi piu' comuni sono dolore addominale, mal di testa, spossatezza, dolori muscolari, formicolio delle estremita' fino alla depressione, ma a differenza della celiachia, possono essere piu' pronunciati o scomparire nel tempo''. Celiachia e allergia al frumento generano risposte dal sistema immunitario adattivo, conclude Fasano, ''mentre riteniamo che le reazioni nella sensibilita' al glutine siano correlate al sistema immunitario innato, generando in questo modo una risposta piu' immediata''.
Scoperta la ''fabbrica'' del tessuto adiposo Ricerca italiana individua le cellule-madre 'grasso'
ROMA, 7 FEB - Sono state individuate le cellule progenitrici del tessuto adiposo, nelle quali potrebbe nascondersi la chiave per combattere obesita', diabete e aterosclerosi. Il risultato, pubblicato sulla rivista Cell Metabolism, si deve al gruppo italiano coordinato da Saverio Cinti, dell'Universita' Politecnica delle Marche. ''Abbiamo individuato l'identita' della cellula staminale dei due tipi di tessuto adiposo'', ha detto Cinti riferendosi al tessuto adiposo bianco, che accumula i grassi, e al tessuto adiposo bruno, che al contrario li brucia. La scoperta indica che entrambi i tipi di tessuto adiposo hanno un progenitore comune in una cellula molto particolare: si tratta di una cellula adulta, che fa parte del rivestimento dei vasi sanguigni e che, per motivi ancora tutti da chiarire, abbandona il suo luogo naturale per regredire tornando bambina, allo stato di staminale. E' a questo punto che comincia a differenziarsi seguendo la strada che la portera' a diventare una cellula del tessuto adiposo bianco o bruno. ''Il prossimo passo - ha detto ancora Cinti - sara' verificare i meccanismi che sono dietro questo processo di riprogrammazione fisiologico'': un passo fondamentale, ha aggiunto, ''per avere la capacita' di manipolare la plasticita' di queste cellule''. Le ricadute piu' immediate potranno riguardare malattie molto diffuse, come l'obesita' e il diabete, ma ''le implicazioni - ha concluso Cinti - potrebbero essere enomi in tutti i campi della biologia''.
Staminali:identificate super-cellule per rigenerare il cuore
MILANO, 7 FEB - Identificate le 'super-cellule' per rigenerare il cuore. A farlo due giovani ricercatori rientrati in Italia dagli Usa, dell'Istituto di biologia cellulare e neurobiologia del Cnr e dell'Irccs MultiMedica di Milano, che hanno dimostrato che i cardiomiociti, le cellule del cuore, possono essere una fonte di cellule staminali con caratteristiche 'differenziative' vantaggiose rispetto ad altre staminali. La ricerca e' stata pubblicata sulla rivista 'Cell Death and Differentiation'. ''I cardiomiociti hanno capacita' proliferative minime, se non assenti - spiegano Roberto Rizzi e Claudia Bearzi, i due ricercatori - e cio' significa che in seguito a danno ischemico cardiaco, come con l'infarto, si crea una cicatrice, riducendo la capacita' funzionale del cuore. Una situazione nota come scompenso cardiaco. Il nostro lavoro ha dimostrato che, introducendo geni fetali nel genoma di cardiomiociti post-natali, si possono ricondurre queste cellule gia' differenziate ad uno stato embrionale''. Una volta ottenute le staminali dai cardiomiciti, queste sono state poi indotte a differenziarsi nuovamente in cellule cardiache. La ricerca ha messo in evidenza che le cellule multipotenti indotte, ottenute dai cardiomiociti, hanno una capacita' maggiore di ridiventare nuovamente cellule cardiache contrattili, rispetto ad altre cellule staminali, e ne ha definito le basi molecolari stabilendo che questa 'memoria' dipende da pochi geni. ''Questa ricerca - concludono - apre la possibilita' di utilizzare i cardiomiociti come cellule staminali cardiache, passando per lo stadio embrionale. Grazie alle loro capacita' differenziative, queste cellule potranno essere utilizzate per la riparazione del miocardio danneggiato''.
Tumori: colon retto; esperti, puntare su terapie mirate
ROMA, 7 FEB - Garantire ad ogni paziente colpito da un tumore del colon retto una terapia personalizzata. Migliorando l'appropriatezza terapeutica e al tempo stesso riducendo i costi che gravano sul servizio sanitario. E' questo, in sintesi, il messaggio che arriva dall'incontro Appropriatezza d'uso e percorsi terapeutici in oncologia nella cura dei tumori del colon-retto , che si e' svolto questa mattina a Roma e al quale hanno partecipato molti esperti, tutti consapevoli dell'indispensabilita' della terapia personalizzata, del percorso assistenziale integrato del paziente e dell'innovazione terapeutica nella gestione di questo tipo di cancro. Nel caso del Colon retto, infatti, che rappresenta con 50.000 diagnosi stimate per il 2011 il tumore a maggiore insorgenza nella popolazione italiana, oggi si puo' selezionare a 'priori' il paziente tramite un test genetico (Kras) per poi scegliere la terapia oncologica piu' adatta. I risultati clinici - ha spiegato Enrico Ricevuto, dell'Universita' degli Studi dell'Aquila - dimostrano come un approccio personalizzato e multidisciplinare sia in grado di portare alcuni pazienti con metastasi limitate al fegato inizialmente inoperabili ad essere potenzialmente curati tramite resezione chirurgica . La personalizzazione delle terapie, ha aggiunto il presidente della commissione Sanita' del Senato, Antonio Tomassini, consente di utilizzare in modo razionale le risorse del Ssn offrendo benefici ed evitando inutili sprechi. Per questo - ha concluso - dovremmo impegnarci per perfezionare il miglior percorso diagnostico-terapeutico possibile per il paziente .
Salute: Italia come Usa, crescono malattie veneree anziani
ROMA, 7 FEB - Tra gli 'effetti collaterali' del Viagra c'e' anche un aumento delle malattie veneree in fasce di eta' prima impensabili. Il fenomeno e' stato notato negli Usa e 'certificato' dal Cdc di Atlanta, ma e' in atto anche da noi secondo Giampiero Carosi, presidente della Società Interdisciplinare per lo Studio delle Malattie Sessualmente Trasmissibili (Simast). I dati statunitensi sono paragonabili ai nostri - ha affermato Carosi - il fenomeno si vede bene ad esempio con l'Aids: in pochi anni l'eta' media del contagio e' aumentata di 10-15 anni, e ora e' di 40-42 anni per l'uomo e 30-32 per la donna, ma vediamo casi anche in persone di 50, 60 e persino 70 anni . Il Cdc ha lanciato l'allarme per la fascia 45-65 anni sia per la clamidia che per la sifilide: Soprattutto la sifilide, insieme alla gonorrea, sta diventando un problema grave anche da noi soprattutto per gli omosessuali, ma anche per gli altri - conferma Carosi, che e' d'accordo anche nell'attribuire all'attivita' sessuale prolungata una forte responsabilita' - le principali fonti di contagio per gli eterosessuali sono i rapporti con prostitute e travestiti, che notoriamente riguardano piu' le persone un po' piu' avanti nell'eta' che si sentono 'rassicurate' dall'uso del Viagra .
Privacy: dalle Regioni lo schema di delibera per l'adozione del regolamento sul trattamento dati
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nella riunione del 2 febbraio ha elaborato e approvato un schema di Delibera (di Giunta o di Consiglio) relativa all'adozione del regolamento per il trattamento dei dati sensibili e giudiziari di competenza della regione/provincia autonoma, delle aziende sanitarie, degli enti e agenzie regionali/provinciali, degli enti vigilati dalla regione/provincia autonoma.
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